Un dolore acuto al gomito che compare stringendo la mano, sollevando un peso o semplicemente girando il manico di una tazza. Una sensazione di bruciore che risale lungo l’avambraccio e non si attenua con il riposo.
La forza che cala, i movimenti che diventano incerti, le attività quotidiane che si trasformano in un problema. L’epicondilite e l’epitrocleite sono tra le tendinopatie più comuni e più resistenti ai trattamenti convenzionali — proprio perché i tendini coinvolti hanno una vascolarizzazione naturalmente povera e una capacità di autoguarigione limitata.
Intervenire sulla biologia del tessuto danneggiato, non solo sul dolore, è la chiave per una guarigione reale e duratura.
Due patologie dello stesso gomito: le differenze
L’epicondilite — comunemente nota come gomito del tennista — colpisce i tendini degli estensori del polso e delle dita nella loro inserzione sull’epicondilo laterale del gomito.
Il dolore è localizzato sul lato esterno del gomito e si intensifica con i movimenti di estensione del polso, la presa degli oggetti e le attività che richiedono rotazione dell’avambraccio.
L’epitrocleite — o gomito del golfista — colpisce invece i tendini dei flessori del polso nella loro inserzione sulla epitroclea mediale, sul lato interno del gomito. Il dolore è localizzato sul lato interno e si intensifica con i movimenti di flessione del polso e la presa con la mano in pronazione.
In entrambi i casi il meccanismo biologico sottostante è lo stesso: microlesioni delle fibre tendinee che si accumulano nel tempo senza guarire completamente, portando a una degenerazione progressiva del collagene e a un’infiammazione cronica che si autoperpetua.
Perché queste tendinopatie diventano croniche
Il tendine è una struttura biologica a bassa vascolarizzazione — il suo apporto di sangue, ossigeno e nutrienti è naturalmente limitato rispetto agli altri tessuti. Quando subisce microlesioni ripetute — per sovraccarico funzionale, movimenti ripetitivi o traumi acuti non trattati correttamente — il processo di guarigione è lento e spesso incompleto.
Con il tempo, le fibre di collagene danneggiate vengono sostituite da tessuto cicatriziale di scarsa qualità — meno resistente, meno elastico e più vulnerabile a nuove lesioni. L’infiammazione cronica di basso grado che si instaura a livello dell’inserzione tendinea mantiene attivo il ciclo dolore-danno-dolore anche in assenza di nuovo sovraccarico.
Lo stress ossidativo locale accelera questo processo — riducendo la capacità rigenerativa dei tenociti, le cellule responsabili della produzione e del mantenimento del collagene tendineo.
Chi è più esposto e perché
Nonostante il nome, l’epicondilite non colpisce solo i tennisti. Qualsiasi attività che preveda movimenti ripetitivi del polso e dell’avambraccio può causarla — lavorare al computer per molte ore, usare utensili manuali, svolgere lavori edili o di giardinaggio, praticare sport con la racchetta o il golf.
I fattori di rischio principali sono i movimenti ripetitivi ad alta frequenza, il sovraccarico funzionale improvviso in persone non allenate, la ridotta flessibilità della muscolatura dell’avambraccio, l’età — il tessuto tendineo perde elasticità dopo i 35-40 anni — e la presenza di infiammazione sistemica di basso grado che riduce la capacità rigenerativa dei tendini.
Come si tratta in modo clinicamente fondato
Il trattamento dell’epicondilite e dell’epitrocleite richiede un approccio che agisca contemporaneamente sull’infiammazione tendinea, sulla rigenerazione del collagene e sulla gestione del carico funzionale.
In Cliniche di Medicina del Benessere, il percorso terapeutico integra la valutazione ortopedica con l’Ossigeno Ozono Terapia — uno degli strumenti più efficaci nelle tendinopatie croniche resistenti alle terapie convenzionali.
L’ozono interviene riducendo l’infiammazione peritendinea e periinserzionale che alimenta il ciclo dolore-danno, migliorando la vascolarizzazione locale e favorendo la rigenerazione delle fibre di collagene danneggiate, e producendo un effetto analgesico diretto sui recettori del dolore peritendinei — senza i rischi associati all’uso prolungato di antinfiammatori o alle infiltrazioni di cortisone.
Il trattamento viene somministrato per via infiltrativa peritendinea e periinserzionale — con iniezioni localizzate direttamente nella zona dell’epicondilo o dell’epitroclea — come modalità principale di intervento.
Il percorso integra il trattamento con indicazioni specifiche per la gestione del carico lavorativo e sportivo, esercizi di rinforzo eccentrico della muscolatura dell’avambraccio e un piano nutrizionale antinfiammatorio. Il protocollo viene costruito dal medico attorno al profilo biologico del paziente, con monitoraggio periodico e adattamento in base alla risposta individuale.
Quando rivolgersi a uno specialista
L’epicondilite e l’epitrocleite tendono a cronicizzarsi se non trattate correttamente — ogni episodio non gestito adeguatamente aumenta il danno tissutale e riduce la capacità di guarigione.
È opportuno rivolgersi a uno specialista quando il dolore al gomito persiste da più di quattro settimane, quando non risponde al riposo, quando si accompagna a riduzione della forza nella presa o quando interferisce con le attività lavorative e sportive.
Una valutazione clinica precoce — con esame ortopedico ed eventuale ecografia tendinea — permette di quantificare il grado di danno tissutale e di costruire un percorso terapeutico personalizzato che agisce sulle cause biologiche della tendinopatia.
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